
Photo by Flickr: Valerio Pirrera
La “gazzetta del mezzogiorno” di sabato 23 gennaio 2010 recita quanto segue:
Sono stati sequestrati 2 impianti fotovoltaici e denunciate sette persone per aver svolto lavori abusivi in zone sottoposte a vincoli idrogeologici.
Il primo sequestro è avvenuto a Noci, in contrada Casaboli, e riguarda un impianto di circa 4 milioni di euro. La motivazione è che l’area scelta per i lavori rientra nella zona di protezione speciale (ZPS) del Piano Regionale di Tutela delle Acque e risulta quindi vincolata dal punto di vista idrogeologico, pertanto soggetta a misure di salvaguardia che vietano cambiamenti dell’uso del suolo. L’impianto avrebbe determinato un’alterazione del regime naturale delle acque e un cambiamento d’uso del territorio.
Il secondo sequestro riguarda un’area di circa dieci ettari nei pressi di Putignano dove era in corso la realizzazione di un impianto fotovoltaico. I lavori erano stati avviati in seguito ad un’autorizzazione paesaggistica risultata poi inefficace.
Questi due esempi pongono alla luce il problema della confusione del tremendo iter burocratico per la realizzazione di impianti rinnovabili, ciò che ho definito il fotovoltaico impossibile.
In entrambi i casi il problema nasce dall’aver consentito in una prima fase, le necessarie autorizzazioni a procedere con i lavori.
Eppure, si tratta di zone con vincoli paesaggistici, quindi non predisposte ad ospitare impianti su terra. Tuttavia si ha la dimostrazione del fatto che gli addetti ai lavori delle pubbliche amministrazioni (comunali) siano i primi a non capirci gran ché dell’iter autorizzativo.
E’ evidente la necessità da un lato di snellire l’iter burocratico e dall’altro di formare con molta più attenzione e professionalità i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, altrimenti ci si può trovare a subire il sequestro di un impianto da parte delle forze dell’ordine, dopo che lo si è già realizzato, ma soprattutto dopo che un’amministrazione ha già dato il suo totale nullaosta.
